
A Sarah Macharia il Premio «Gender Equality»
03 marzo 2021
Alla coordinatrice del Global Media Monitoring Project (Gmmp) dell’Associazione mondiale per la comunicazione cristiana (Wacc) il riconoscimento per l'impegno alla parità di genere nei media
Sarah Macharia, coordinatrice del Global Media Monitoring Project (Gmmp) dell’Associazione mondiale per la comunicazione cristiana (Wacc) , ha ricevuto il Gender Equality Champion consegnatole dal Free Press Unlimited.
Il Premio le è stato conferito per aver ideato la Campagna Media4Women e attraverso la quale si raccontano e condividono le storie di molte donne «che si impegnano e operano attivamente per raggiungere una concreta parità di genere nei media». Il Gmmp, programma che monitora a livello globale i media, è stato lanciato ufficialmente nel 1995. Da allora, afferma Macharia: «Nel corso degli anni abbiamo assistito a una diffusa sotto-rappresentazione dell’universo femminile, sono state riportate spesso dichiarazioni mendaci e l’emarginazione delle donne è proseguita sia sulla stampa, sia in Tv, sia nelle radio. Dal 2010 queste difficoltà si sono potute registrare anche sui siti di notizie online e su Twitter. Un problema comune quello della disparità di presenza e trattamento e rappresentazione femminile riscontrabile purtroppo in tutti i paesi, in tutte le regioni, da 25 anni a questa parte».
Macharia rileva inoltre che, «dal Gmmp 2020 emergono alcuni risultati non incoraggianti disponibili in settimana che indicano quanto la disuguaglianza, la discriminazione e l’emarginazione siano aumentate» in occasione della pandemia di Covid-19, «le disuguaglianze presenti nella nostra società sono oggi davvero allarmanti».
Macharia, ha sottolineato quanto «a livello globale sembra esserci una mancanza di attenzione su quanto siano importanti i media. L’uso che di essi si fa plasma le questioni di genere. I media devono promuovere l’uguaglianza di genere, non proporre stereotipi sessisti e diffondere luoghi comuni inaccettabili». I professionisti dei media devono studiare e partire dai dati, ricorda ancora, «non chiediamo a giornalisti e ai redattori delle redazioni di diventare “attivisti per la parità di genere”; chiediamo loro semplicemente che sia attuata e con professionalità una prospettiva di genere».
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