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Le sfide del presente

A colloquio con Roberta Dodds Ingersoll, pastora incaricata della formazione nella First Presbyterian Church di Libertyville (Usa)

Qual è il suo ruolo all’interno del team pastorale?

«Mi occupo direttamente della formazione degli adulti. Inoltre curo la supervisione dei volontari, della pastora che si occupa specificamente di bambini e adolescenti e della direttrice della scuola domenicale per i più piccoli. Il mio lavoro di coordinamento serve a dare uniformità a tutto il percorso della formazione».

Qual è stato il suo percorso di formazione?

«All’università mi sono laureata in Religione ed educazione Cristiana; in seguito ho conseguito un master specifico sempre in educazione cristiana».

Come lavorate nel team pastorale della chiesa?

«Il team pastorale in questa chiesa funziona in modo molto collegiale, con una precisa divisione di compiti. Si tiene conto naturalmente delle diverse aree di responsabilità, ma c’è comunque uno spirito di collaborazione che va ben oltre le specializzazioni personali; non vogliamo assolutamente rinchiuderci in compartimenti stagni in cui ognuno si occupa solo di ciò che sa fare meglio. Insomma, è un team che collabora, non competitivo e ben coordinato dal pastore titolare».

Quali cambiamenti vede nel campo della formazione cristiana?

«Essenzialmente tre. Innanzitutto c’è la questione della gestione del tempo da parte dei membri di chiesa. Ora la chiesa è in competizione con altre attività di vario genere nella città, non esiste più un momento specifico per frequentare la comunità. Vi è poi la questione dell’uso del computer e di Internet. Ormai l’accesso all’informazione è garantito ad ognuno: in questo contesto è mio compito curare e scegliere il materiale presente, per offrire anche ai membri di chiesa una valutazione su quale materiale è effettivamente coerente con la nostra tradizione presbiteriana. E c’è infine l’uso del computer, che lancia una sfida alle persone: poiché si è comunque virtualmente presenti ovunque, che senso ha la presenza vera e propria, magari proprio alle attività della chiesa? Rappresenta una sfida proprio perché c’è un mezzo in più per raggiungere le persone e portare a casa loro i contenuti che riteniamo importanti».

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