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Yemen. Il ruolo dell’Italia negli attacchi aerei mortali

La coalizione di ONG che ha promosso l’azione legale in Italia, di cui fa parte la Commissione Globalizzazione e ambiente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia continua a chiedere che vengano riconosciute le responsabilità anche europee nei crimini di guerra che avvengono in Yemen

Il Centro europeo per i diritti costituzionali e umani (ECCHR), l’organizzazione Mwatana per i diritti umani con sede in Yemen e la Rete Italiana per il Disarmo, di cui fa parte la Commissione Globalizzazione e ambiente (GLAM) della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI) hanno diramato un comunicato stampa in cui denunciano il ruolo dell’Italia negli attacchi aerei mortali condotti in Yemen dalla coalizione guidata da Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti.

«Esattamente tre anni fa, l’8 ottobre 2016, una famiglia di sei persone è stata uccisa in un attacco aereo dalla coalizione militare guidata da Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti a Deir Al-Hajari, nello Yemen nord-occidentale – si legge nel testo. Tra le persone uccise nel bombardamento una donna incinta e i suoi quattro figli piccoli. Nel luogo dell’attacco sono stati rinvenuti resti di bombe tra cui un gancio di sospensione prodotto da RWM Italia S.p.A., una controllata del produttore tedesco di armi Rheinmetall AG. Nell’aprile 2018 il Centro europeo per i diritti costituzionali e umani (ECCHR) l’organizzazione con sede in Yemen Mwatana per i diritti umani e la Rete Italiana per il Disarmo hanno presentato una denuncia penale a partire caso in questione».

Le organizzazioni denunciano che dopo oltre un anno e mezzo di indagini la Procura della Repubblica di Roma, invece di svolgere una valutazione completa del ruolo potenziale delle istituzioni italiane e di un produttore di armi nei crimini commessi nel conflitto in Yemen, ha deciso di chiedere l’archiviazione del caso.

«La decisione del Procuratore è incomprensibile. Questo caso non riguarda solo aspetti economici o vantaggi commerciali impropri, ma si basa sulla potenziale corresponsabilità dell’Italia nei crimini commessi nello Yemen. La coalizione guidata da Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti ha ucciso e ferito migliaia di civili dal 2015 con attacchi indiscriminati e sproporzionati alimentati dalle esportazioni di armi dall’Europa. Se i dirigenti della RWM Italia e i funzionari dell’Unità per le autorizzazioni dei materiali di armamento (UAMA) hanno favorito con le loro azioni e decisioni crimini commessi dalla coalizione a guida saudita e dai loro partner, devono essere ritenuti responsabili», hanno affermato le organizzazioni.

La coalizione di ONG che ha promosso l’azione legale in Italia hanno quindi annunciato che presenteranno appello contro la decisione del Procuratore e fanno notare che ancora a novembre 2017 siano state concesse autorizzazioni ad esportazioni di armi verso i membri della coalizione guidata da Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, nonostante le documentate gravi violazioni del diritto umanitario internazionale e le gravi violazioni dei diritti umani commesse anche dalla coalizione a guida saudita; che il Procuratore ha confermato che il gancio di sospensione prodotto da RWM Italia e trovato sulla scena dell’attacco di Deir Al-Hajari potrebbe essere stato esportato nel Novembre 2015, epoca in cui organismi delle Nazioni Unite, ONG internazionali e organizzazioni yemenite avevano già documentato le ripetute violazioni commessa dalla coalizione guidata da Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti; che il Procuratore non ha indagato in maniera sufficiente se le esportazioni da parte di RWM Italia e le relative licenze configurassero o meno una condotta criminale da parte di RWM Italia o UAMA.

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