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Legge anti-moschee, nuovo stop

Il Tar lombardo evidenzia la non tutela della libertà religiosa: la norma torna alla Corte Costituzionale?

Nuova battuta di arresto per la legge nota come “anti-moschee” in Lombardia.

Votata nel 2015 era già stata in parte smontata dalla Corte Costituzionale a febbraio 2016 per la palese discriminazione che metteva in atto nei confronti di interi gruppi di cittadini violando la libertà di culto.

Ieri una sentenza del Tribunale amministrativo regionale lombardo, arrivata a seguito del ricorso del comune di Sesto Calende contro la costruzione di una moschea sul suo territorio, ha nuovamente sollevato la questione della legittimità della legge in vigore, nonostante le modifiche recepite nel 2016. Per questo motivo potrebbe toccare di nuovo alla Consulta pronunciarsi sulla norma in vigore.

Il ricorso è stato presentato dall’Associazione comunità islamica ticinese dopo l’ennesimo no dell’amministrazione comunale alla domanda di apertura di un luogo di culto nella cittadina sul lago Maggiore.

Come avevamo già evidenziato la norma pone tutta una serie di paletti amministrativi e urbanistici che di fatto rendono impossibile aperture di luoghi di culto, rimandando inoltre a un referendum dei cittadini la decisione finale. I vincoli riguardano chiunque, dunque anche le chiese evangeliche e qualsivoglia altra confessione: in teoria anche quella cattolica, che però già dispone dei luoghi di culto per cui non è investita dal problema.

Nel 2016 una norma analoga è entrata in vigore in Veneto e quindi in Liguria.

Ora i nuovi rilievi del Tar, relativi soprattutto all’assenza di tempi certi di risposta alle istanze avanzate dai fedeli interessati, ostacolo di per sé alla libertà religiosa.

Un nuovo capitolo dunque per tentare di smontare norme oscurantiste e palesemente anti costituzionali.

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