
Sfogliando i giornali del 12 marzo
12 marzo 2015
Il rapporto Failing Syria sulla protezione dei civili in Siria, l'omicidio di Aidé Nava González in Messico, l'accordo di pace in Mali, gli spari a Ferguson contro due poliziotti, le sei vittime dell'attacco di Al Shabab in Somalia
01 – Failing Syria, il rapporto che accusa le Nazioni Unite di aver fallito nella protezione dei civili
Secondo 21 agenzie e ong, tra cui Oxfam e Save the children, le Nazioni Unite non hanno protetto i civili durante la guerra in Siria. Il rapporto Failing Syria, presentato questa mattina, denuncia l’inefficacia degli interventi del Consiglio di sicurezza Onu, accusato di non essere riuscito «a garantire che le sue risoluzioni venissero adottate». Le parti in conflitto, affema il rapporto, «hanno agito nell’impunità». Intanto, secondo The Guardian, le Nazioni Unite hanno elaborato un piano per trasferire i profughi siriani dall'Europa meridionale verso i paesi del nord, e chiedono che l'Unione europea accetti un programma pilota di un anno. La proposta riguarderebbe in principio solo i siriani che sono stati riconosciuti come rifugiati in Italia e in Grecia e sarebbe legata all'iniziale impegno volontario degli Stati membri.
02 – Messico, uccisa una politica nello stato di Guerrero
Una politica messicana, Aidé Nava González, è stata rapita e uccisa nello stato di Guerrero, nel sud del Messico. Il corpo della donna, candidata come sindaco di Ahuacuotzingo alle elezioni locali di giugno, è stato ritrovato nella capitale dello stato, a Chilpancingo, e l’omicidio è stato rivendicato dal gruppo criminale Los Rojos. Lo stato di Guerrero è al centro dell’attenzione della cronaca internazionale a partire dallo scorso settembre, quando 43 studenti che protestavano contro la corruzione e i legami tra politica e gruppi criminali furono rapiti e uccisi. Il marito della donna, un ex sindaco, era invece stato assassinato il 28 giugno del 2014, mentre il figlio era stato rapito nell’ottobre 2012 senza mai essere stato ritrovato.
03 – Mali, a Kidal si decide sull’accordo di pace
Si è aperta ieri nella città di Kidal, nel nord del Mali, una riunione tra capi tradizionali, organizzazioni della società civile e rappresentanti dei gruppi ribelli aderenti al Coordinamento dei movimenti dell’Azawad che non avevano firmato l’accordo per la pacificazione nazionale raggiunto all’inizio di marzo ad Algeri. Il Cma aveva motivato la mancata ratifica dell’accordo proprio con la necessità di consultare le popolazioni locali prima di prendere una decisione. I punti critici dell’intesa sono diversi, primo tra tutti la questione dell’autonomia per le regioni del nord, protagoniste nel 2012 di una sollevazione indipendentista che portò a un conflitto civile. Alcune centinaia di persone, nella stessa Kidal, hanno manifestato contro l’accordo, sostenendo che la firma rappresenterebbe una sentenza di morte per le popolazioni locali e le loro aspirazioni politiche.
04 – Stati Uniti, spari contro due poliziotti a Ferguson durante una protesta
Due poliziotti sono stati feriti nella notte da colpi di arma da fuoco durante una manifestazione fuori del commissariato della polizia di Ferguson, in Missouri. Decine di persone stavano protestando chiedendo ancora una volta le dimissioni del capo della polizia, Thomas Jackson, una richiesta che la cittadinanza continua a fare ormai da 7 mesi, da quel 9 agosto 2014 in cui l’agente Darren Wilson uccise il diciannovenne Michael Brown, un ragazzo nero disarmato. Secondo alcune testimonianze gli spari non sono arrivati dai manifestanti, ma da una strada vicino al commissariato, e le condizioni di salute degli agenti sono gravi, anche se non dovrebbero essere in pericolo di vita. Dopo quest’ultimo episodio, il capo della polizia di Ferguson ha rassegnato le proprie dimissioni, che saranno effettive dal 19 marzo.
05 – Somalia, 6 vittime per un attacco di Al Shabaab
Questa mattina i miliziani di Al Shabaab hanno fatto scoppiare un’autobomba fuori dalla sede del governo della regione di Bai, nella città di Baidoa, nel centro della Somalia. A causa dell’esplosione sono morti quattro poliziotti. Subito dopo lo scoppio dell’autobomba i miliziani hanno fatto irruzione nell’edificio e durante gli scontri sono stati uccisi altri due poliziotti. Il presidente regionale Sharif Hassan era già fuggito. L’attacco non è ancora stato rivendicato, ma secondo i responsabili delle forze di sicurezza che hanno riferito dell’attacco i responsabili sono sicuramente miliziani di Al Shabaab. Tra il gennaio del 2009 e il febbraio del 2012 Baidoa era stata una delle roccaforti del gruppo jihadista, prima che le truppe etiopi intervenissero su mandato dell’Unione africana per occupare la città.