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Non facciamo a pezzi il giardino

Genova sotto il nubifragio interroga il nostro senso di responsabilità

Il tempo è giunto per una seria riflessione. Sarà necessario mettere in cantiere tutte le misure necessarie per mettere in sicurezza le parti più esposte di Genova. Il tempo delle promesse è arrivato al capolinea: occorre un impegno serio e credibile. La cementificazione selvaggia che ha dominato Genova, e non solo,  presenta ancora una volta il suo conto. Salato, come sempre. Non bastano più le buone intenzioni: «faremo!». Vanno dati segni concreti nell’inversione del rapporto con il territorio. Chi amministra ne sappia tirare le conseguenze.

Da alcuni anni il Centro culturale valdese promuove dei confronti su temi di carattere ambientale. Malgrado gli inviti loro rivolti, gli amministratori non hanno mai fatto la loro comparsa. Segno evidente che le iniziative della base sono snobbate. Si dirà ce ne sono altre 100 più qualificate: tuttavia pensiamo che ogni iniziativa  andrebbe considerata con maggiore attenzione. Le iniziative sono un modo di esprimere una preoccupazione di fondo dei cittadini per la cosa pubblica e quindi sono degne, per quanto possibile, di essere, comunque, ascoltate.

Prendere cura di un ambiente, per rimetterlo in sicurezza, significa trovare mezzi ed energie che sono ben altra cosa che raschiare il fondo di un bilancio comunale. Diventa necessario un «patto» tra cittadini e ambiente. Un’inversione di mentalità, insomma, capace di andare oltre alle emergenze che si scatenano con gli allagamenti. Le date scolpite nella memoria: il ricordo delle vittime; gli appelli: «non uscite di casa»; le contestazioni da parte degli amministratori per la mancata allerta: copioni che si ripetono e si riscrivono già da troppe volte.

La crescita del nostro Paese potrà rincominciare, anche e soprattutto, dalla capacità di saper guardare allo spazio abitato con occhi diversi. Cosa che in tutti questi anni è andata in direzione «ostinata e contraria», per dirla con un genovese doc come Fabrizio De Andrè.

L’essere umano, nel corso del tempo, si è bene adattato al suo ambiente. Meno evidente che l’ambiente si sia adattato all’uomo. Chissà perché ci è sfuggito questo particolare? «Stiamo facendo a pezzi il giardino», diceva Jacques Ellul, giusrista e pensatore protestante (1912-1994): «un luogo fatto per l’uomo, a sua misura, e non per la sua dismisura»; e aggiungeva, senza sacralizzare la natura: «l’armonia è il nostro compito». Un’armonia irrimediabilmente persa? Probabilmente ci viene ancora una volta concesso del tempo. Ma il credito ha sempre un limite. Bisogna onorarlo.

Foto archivio: "Alluvione sestri ponente ottobre 2010 - 05" di Alessio Sbarbaro User_talk:Yoggysot - Opera propria. Con licenza CC BY-SA 3.0 tramite Wikimedia Commons.

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