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Germania al voto

Le elezioni di domenica hanno un esito quasi scontato, ma i leader delle chiese cattolica e protestante chiamano gli elettori alla responsabilità

La vittoria della Cdu di Angela Merkel (che diventerebbe cancelliera per la quarta volta) nelle elezioni di domenica prossima, 24 settembre, è quasi scontata, ma i sondaggi danno in forte ascesa l’Afd (Alternativa per la Germania), che potrebbe, per la prima volta dal dopoguerra, far varcare la soglia del Parlamento federale a un partito di estrema destra. Chi vincerà dovrà in ogni caso fare i conti anche con loro, che ci sia o meno un’altra Große Koalition come quella che ha dominato la politica tedesca negli ultimi anni, tra Unione cristiano-democratica (Cdu) e Partito Socialdemocratico (Spd). Una coalizione che, se si riproponesse con la presenza del candidato del centrosinistra, già presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz, sarebbe la soluzione migliore in una prospettiva di rilancio dell’Europa, anche se la possibilità di avere l’Afd come principale forza di opposizione al Bundestag, con la sua retorica antieuropeista, antiimmigrati e antiislam, non farà dormire sonni tranquilli ai due principali candidati in lizza.

Come si collocano le chiese in questo scenario?

Un appello congiunto a recarsi alle urne è giunto nelle scorse settimane da parte cattolica e protestante, con un messaggio del presidente della Chiesa evangelica in Germania (Ekd), vescovo Heinrich Bedford-Strohm, e del presidente della Conferenza episcopale, cardinale Reinhard Marx.

I due leader religioni hanno chiesto ai cittadini di «prendere attivamente parte al percorso politico del nostro Paese. Il primo e più importante passo è formarsi un proprio giudizio responsabile sulle scelte possibili ed esercitare il diritto di voto» in quanto «la democrazia vive attraverso la partecipazione dei cittadini». Il loro è quindi in primis un appello alla responsabilità dei cittadini, che si riversa poi anche sugli eletti: «più alta è l’affluenza alle urne, più stabile è il mandato di coloro che si assumono la responsabilità».

Pur in assenza di indicazioni politiche esplicite (il che peraltro sarebbe impossibile), dalle parole di Bedford-Strohm e di Marx emerge un orientamento piuttosto chiaro, a partire dall’invito a riflettere su «quale posizione politica e quali forze rafforzino la coesione e la nostra convivenza» per tutelare quelli che sono visti come i principali valori: «libertà e pace, benessere, la difesa della coesione e della diversità e la responsabilità a livello globale del nostro Paese».

Chiaramente, da una visione positiva dell’immigrazione, che ha reso il Paese «multiforme e più ricco», dall’idea di unione europea «come bene inestimabile», da difendere «con una nuova dinamica, per non ricadere nell’egoismo nazionalistico», fino all’appello alla responsabilità verso «i più poveri e i più feriti» senza «screditare o escludere» nessuno per la «fede, colore della pelle, orientamento sessuale o appartenenza etnica», si capisce a quali forze politiche fanno riferimento Bedford-Strohm e Marx, richiamando infine l’importanza della «disponibilità all’ascolto e il rispetto, il modo sereno e non violento» di condurre il dibattito politico.

Immagine: By Cezary Piwowarski - Own work, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=2143563

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