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I metodisti filippini contro la pena di morte

Presa di posizione all’indomani del voto del parlamento che ripristina le esecuzioni capitali

A 30 anni dalla sua abolizione, all’indomani della cacciata del dittatore Marcos nel 1987, nelle Filippine a marzo il parlamento ha votato la reintroduzione della pena di morte. E’ solo l’ultimo di una serie di atti del presidente Rodrigo Duterte, che dal giorno del suo insediamento, il 30 giugno 2016, sta gestendo il potere con pugno di ferro, diffondendo morte e terrore (sono oltre 8 mila le vittime della “guerra al narcotraffico” lanciata da Duterte).

Dopo le proteste dei vescovi cattolici anche la Chiesa metodista nei giorni scorsi ha fatto sentire la propria voce con forza contro la nuova legge, che prevede esecuzioni capitali anche per reati legati al consumo o spaccio di droga. Il vescovo Pedro Torio, presidente del collegio dei vescovi metodisti delle Filippine, ha dichiarato alla stampa che «i detenuti dovrebbero rappresentare il focus dell’azione delle chiese e di uno Stato moderno, i soggetti cui testimoniare l’evangelo. Siamo responsabili di dover applicare una giustizia riparativa, e le chiese possono giocare un ruolo chiave in questo processo».

Il vescovo ha osservato come nessuno delle migliaia di morti di questo anno e mezzo avesse subito una condanna in tribunale, segnale della forte necessità di rinnovamento necessaria nella gestione dell’intero comparto della sicurezza. «La pena di morte nega il potere di Cristo del riscatto, della trasformazione possibile in ogni essere umano» gli ha fatto eco il vescovo Ciriaco Francisco, che ha rimarcato come la vita sia «sacra, per cui va protetta. L’amore di Dio è la redenzione, non importa quanto grande sia il peccato, c’è sempre la possibilità di essere trasformati; questa è la Grazia».

La Wesley University, scuola legata alla chiesa metodista del paese ha ospitato sul tema una tavola rotonda, organizzata dalla Fratellanza nazionale giovanile metodista. Al termine è stato prodotto un documento che ricorda l’impegno costante della Chiesa metodista mondiale contro la pena di morte, e sottolinea come la sola ricetta per la crescita di una società giusta debba basarsi sulla prevenzione sociale e sull’educazione ai valori della solidarietà e della fratellanza, tutti argomenti in cui le chiese possono offrire un contributo di riflessione.

Nonostante molte Ong operanti nella nazione abbiano fatto sentire la propria voce critica, tanto quanto la chiesa cattolica, molto influente nel Paese, il voto – 216 favorevoli e soli 54 contrari – non lascia spazio a dubbi sugli intendimenti dei parlamentari di Manila. Ora il dibattito si sposta al Senato, ultima ancora di salvataggio, per recepire per lo meno alcune modifiche al testo, anche la strada pare segnata. Ed è una strada buia e che odora di morte.

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