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Dire grazie per le piccole cose

Un giorno una parola – commento a Gioele 2, 26

Mangerete a sazietà e loderete il nome del Signore, vostro Dio
(Gioele 2, 26)

Dio non ha lasciato se stesso privo di testimonianza, facendo del bene, mandandovi dal cielo pioggia e stagioni fruttifere, dandovi cibo in abbondanza, e letizia nei vostri cuori
(Atti degli apostoli 14, 17)

È difficile dire grazie per le piccole cose. È difficile dire grazie per quelle cose che consideriamo scontate, perché fanno parte della nostra quotidianità, perché pensiamo che sia assolutamente normale averle o riceverle. Non si tratta necessariamente di ingratitudine, semplicemente non ci si pensa.

La Scrittura mette in luce il ruolo fondamentale della gratitudine per chi crede in Dio. Un cuore ingrato è, molto spesso, un cuore incredulo. Riconoscere la bontà di Dio significa saper ringraziare per quanto di buono si riceve nella propria vita. Chi dice grazie non rimane ricurvo in se stesso, ripiegato sull’idea che tutto dipenda da lui e da lui soltanto. Dire grazie significa accettare che una mano più alta e più forte agisce nella nostra vita. Anche in quelle cose che consideriamo scontate.

Le parole bibliche per questo giorno mostrano che la gratitudine vale prima di tutto per quanto ogni giorno dà forza e sostenta il nostro corpo. Nell’Antico Testamento la pienezza della vita è anche e proprio poter godere del buon cibo che ci dà gioia. Anche in questo modo, come il libro degli Atti degli Apostoli riconosce esplicitamente, Dio testimonia la sua benevolenza nei confronti dei suoi figli.

Ringraziare per il cibo non è quindi un gesto egoista di chi non pensa a quanti, in quel momento, non possono godere della medesima abbondanza; è piuttosto il gesto di chi riconosce che anche quei doni particolari non possono essere considerati come qualcosa di scontato. Purtroppo, non per tutti “il pane quotidiano” è realmente tale. Dire grazie per quel cibo che riceviamo è un modo per non vivere nell’egoismo.

Foto via Pixabay | Licenza: CC0 Public Domain