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Un pastore-robot, o un robot-pastore, comunque vogliate chiamarlo, è l’ultima trovata scaturita in occasione del cinquecentenario della Riforma protestante.

Dispensatore di benedizioni con tanto di mani alzate che si illuminano sui palmi, e una voce maschile o femminile, a seconda di chi vi fa sentire più a vostro agio, che si rivolge a voi in cinque lingue diverse (tedesco, polacco, inglese, francese e spagnolo), BlessU-2 accoglie i visitatori della grande Esposizione che si tiene in questi mesi a Wittenberg (ne avevamo parlato qui).

Al di là dell’aspetto divertente e curioso, l’invenzione ha turbato non pochi e ha subito suscitato, com’era sua intenzione, il dibattito sul futuro della chiesa in relazione alle potenzialità dell’intelligenza artificiale. La notizia è rimbalzata a livello internazionale su diversi giornali che hanno richiamato il ruolo che ancora una volta la tecnologia ha in ambito protestante. Nel Cinquecento la stampa, oggi la robotica, anche se la «veste» del «blessing robot» con le sue forme squadrate di alluminio rievoca immagini di fantascienza d’altri tempi piuttosto che gli inquietanti androidi di oggi.

Il pastore Stephan Krebs, della chiesa protestante di Assia-Nassau (Ekhn), ha raccontato al Guardian l’idea che sta dietro questa iniziativa: «Vogliamo che la gente si chieda se è possibile ricevere la benedizione da una macchina, o se ci vuole un essere umano». Analoga considerazione si potrebbe fare in diversi altri ambiti in cui la macchina ha sostituito o sta sostituendo le persone, rendendo il contatto umano sempre meno richiesto – e auspicato.

«L’idea è stimolare il dibattito. La gente comune è curiosa, divertita e interessata. Si mostra davvero coinvolta e ha un atteggiamento positivo. Le persone più praticanti invece sono più critiche, qualcuno ha creduto che volessimo davvero sostituire i pastori umani con delle macchine».

L’obiettivo certo non è quello, così come il robot non è la soluzione per sopperire alla carenza di pastori che comincia a farsi sentire nelle chiese tedesche: semmai, suggerisce Krebs, che insieme ai suoi colleghi analizzerà i pareri raccolti, occorre cominciare a riflettere sul ruolo dell’intelligenza artificiale nella società di oggi e ancor più di domani, sull’apporto della tecnologia nel mondo religioso e perché no, domandarsi se si può introdurre una prospettiva teologica nel mondo delle macchine.

Immagine: Tomasz_Mikolajczyk via Pixabay