Il re d’Israele rispose: «Ditegli così: “Chi cinge le armi non si vanti come chi le depone”»
1 Re 20, 11
Ogni uomo sia pronto ad ascoltare, lento a parlare, lento all’ira; perché l’ira dell’uomo non compie la giustizia di Dio
Giacomo 1, 19-20
Giacomo esorta ad essere pronti ad ascoltare. L’ascolto è una cosa complicata, che non ci riesce facilmente. Non è un caso, infatti, che il primo vero comandamento che Dio da’ al suo popolo, dopo averlo liberato, è proprio quello di ascoltare: «Ascolta, Israele!».
Perché Dio chiede di ascoltare? Perché Giacomo esorta all’ascolto? La risposta è semplice, il primo motivo è che l’essere umano, anche quello credente, normalmente non lo fa.
Siamo tutti incapaci di ascoltare. Per farlo dobbiamo sforzarci. Ascoltare non è da noi. Piuttosto siamo bravi a parlare e questo perché parlare significa, di fatto, ascoltare se stessi!
Se c’è chiesto di ascoltare, però, significa anche che c’è qualcosa d’importante da udire.
È così: c’è da ascoltare la Parola di Dio. La parola della verità, come Giacomo la chiama alcuni versetti prima.
Giacomo ci esorta a esseri pronti ad ascoltare sempre e di nuovo la Parola della verità, quella Parola che ci ha chiamati a nuova vita e che deve essere nutrimento quotidiano dei credenti.
Chi impara ad ascoltare Dio, riuscirà anche a essere lento nel parlare, a frenare la smania del farlo senza ascoltare, convinti di essere migliori o di non avere nulla da ricevere e imparare. Anche l’invito a essere lento all’ira dovrebbe essere inteso in relazione con l’impulso di parlare senz’aver prima ascoltato attentamente. Non si tratta di una generica accusa contro l’ira, piuttosto dell’invito a essere pazienti, a fuggire l’irritazione che s’impadronisce facilmente di chi non vede la sua parola subito accolta.
Giacomo insegna che chi è rigenerato mediante la parola della Verità deve trasformarsi in esecutore e non solo ascoltatore della Parola. Questo significa anche imparare ad ascoltarsi reciprocamente. Una cantautrice contemporanea afferma in una canzone recente che «le parole sono armi e sanno fare male», ha ragione! Il cristiano è anche chi, rigenerato dall’ascolto della Parola di Dio, depone le parole come armi e impara a esercitare l’accoglienza dell’ascolto.