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Io, il Signore, ti ho chiamato per aprire gli occhi dei ciechi, per far uscire dal carcere i prigionieri e dalle prigioni quelli che abitano nelle tenebre
Isaia 42, 6.7

Ricordatevi dei carcerati, come se foste in carcere con loro; e di quelli che sono maltrattati, come se anche voi lo foste!
Ebrei 13, 3 

In una stanza grigia e fredda, seduti uno di fronte all’altro, due uomini a testa bassa con le mani dell’uno nelle mani dell’altro. Entrambi stentavano a trattenere le lacrime. La tensione e l’emozione del momento si potevano tagliare con un coltello, più quelle mani si stringevano, più le lacrime fluivano. Uno era un pastore evangelico, l’altro un pluriergastolano, un killer seriale: si trovavano all’interno di un carcere di massima sicurezza.

Tutto era cominciato un mesetto prima, il pastore, nei suoi giri tra le miserie (non solo materiali) delle carceri, era stato intercettato da un omone che gli aveva chiesto di poter colloquiare con lui.

Il pastore accettò di buon grado e fu così che iniziarono degli incontri cadenzati, non visite a sfondo religioso, ma incontri tra pari in cui si parlava di tutto, dalla cronaca all’attualità sportiva, alla vita detentiva etc.

Quella mattina l’omone si era presentato triste e depresso all’incontro e il pastore, che se ne era accorto, gli aveva chiesto il perché… «Mi sento sfiduciato – disse l’omone – sfiduciato e abbandonato: i miei figli, la mia famiglia mi ignorano, si vergognano di appartenere ad un mostro… un mostro che tutti evitano, anche gli altri detenuti… un mostro di cui anche Dio si è dimenticato».

Quest’ultima frase risuonò nella testa del pastore come lo scoppio di una bomba: «Ma che dici? Il semplice fatto che io ti sia venuto a trovare nel fondo di questo luogo orrendo, ti dimostra che il Signore non si è dimenticato di te!».

Queste parole aprirono uno spazio di luce in quel grigiore e l’omone, prese ambedue le mani del pastore, incominciò sommessamente a piangere, iniziando a confessare al Signore i suoi crimini, con voce bassa ma chiara, chiedendo perdono per i suoi peccati.

Il pastore, da parte sua, piangeva per la gioia di essere stato usato da Dio come braccio della sua misericordia.

Immagine: di grinvalds, via istockphoto.com