Ricerca e consulta tutti gli articoli fino a luglio 2023

Questo archivio raccoglie articoli storici del nostro sito, conservando una preziosa testimonianza delle notizie e degli eventi passati.
Come utilizzare il modulo di ricerca
Il nostro modulo di ricerca è uno strumento potente che ti permette di esplorare l'archivio in modo facile e intuitivo. Puoi cercare gli articoli utilizzando diversi criteri:
  • Inserisci parole chiave o frasi specifiche per trovare articoli che trattano gli argomenti di tuo interesse.
  • Se stai cercando articoli scritti da un autore specifico, puoi inserire il suo nome per visualizzare tutte le sue pubblicazioni presenti nell'archivio.

La catena spezzata

Il coraggio di Maria Stefanelli di ribellarsi alla 'ndrangheta e diventare testimone di giustizia al processo Minotauro

609 anni di carcere per 63 imputati: è il bilancio dell'ultimo appello del processo Minotauro sulle infiltrazioni della ‘ndrangheta in Piemonte. Tra questi ci sono i 15 anni chiesti per Rosario Marando, assolto in primo grado e di nuovo arrestato a Roma per il sequestro del figlio di un boss di Gioiosa Ionica. Marando è un nome noto in provincia di Torino, rimanda al clan omonimo il cui boss, Ciccio Marando, latitante in val di Susa, è stato ucciso nel ’96 da una 'ndrina rivale, quella degli Stefanelli, da cui proveniva sua moglie, Maria Stefanelli. Un matrimonio di interesse, per rinsaldare l'alleanza criminale fra due famiglie mafiose e garantire la spartizione del potere e il buon andamento degli affari: e le donne, in questo quadro, sono anelli di congiunzione di una catena che stringe e si rafforza attraverso le generazioni.

Sembra un intreccio da romanzo noir ma è la storia vera, e tragica, di un pezzo di 'ndrangheta calabrese trapiantato al nord, fra Volpiano, hinterland torinese, e Varazze, sulla costa ligure. La racconta in prima persona Maria Stefanelli in Loro mi cercano ancora. Il coraggio di dire no alla ’ndrangheta e il prezzo che ho dovuto pagare, scritto con Manuela Mareso, direttora di Narcomafie, e pubblicato da Mondadori Strade Blu. Una dolorosa autobiografia che non trascura nulla, dall'infanzia di privazioni e sofferenze al matrimonio con Ciccio Marando, celebrato in carcere, fino alla fuga dopo la morte del marito e la decisione di diventare testimone di giustizia. Maria infatti – che ancora oggi vive in una località segreta – è stata una delle testimoni chiave al processo Minotauro: «L'ho fatto – racconta – perché volevo dare un segno, dire alle altre donne che vivono nelle famiglie mafiose che uscirne si può».

copertina-5_pagina_1_0.jpg

«Per me era una questione di vita o di morte – aggiunge – e volevo strappare mia figlia a un destino segnato: me la sono immaginata portare pizzini in carcere, rimanere chiusa in casa ad aspettare gli ordini dei maschi di famiglia, magari costretta alla latitanza, senza mai poter scegliere da sola e mi sono detta no, per lei voglio la libertà». Una scelta di coraggio e intelligenza, che a Maria è costata anni di solitudine, paure e silenzio. La sua famiglia d'origine, da quando ha deciso di entrare nel programma di protezione, l'ha dichiarata “infame” e non ha più voluto avere a che fare con lei. Anni di cambi di nome e di residenza, soltanto lei e la figlia da crescere e proteggere, anche da una verità troppo dura per un’adolescente. Perché la 'ndrangheta non dimentica: sa aspettare anche anni, se serve. Ma Maria sa, pur conoscendone bene il prezzo, di avere fatto la scelta giusta e di averla avuta vinta lei, alla fine. La figlia è libera dal marchio del clan, la catena è stata spezzata.

Maria Stefanelli (con Manuela Mareso), Loro mi cercano ancora. Il coraggio di dire no alla ’ndrangheta e il prezzo che ho dovuto pagare, Mondadori Strade Blu, 2014